#FRIDAYREADS / 5 LUGLIO 2013


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(per il banner: courtesy of Pixabay*)

cover orfani del cieloI nostri comodini hanno visto ben poca fantascienza ultimamente: rimediamo subito e lo facciamo in gran stile.
Robert A. Heinlein non ha bisogno di troppe presentazioni. Il super premiato e prolifico autore (vincitore del Grand Master Nebula of the Science Fiction Writers of America e di ben 7 Premi Hugo) è stato uno dei protagonisti dell'Età d'oro della fantascienza, quel periodo magico che dalla fine degli anni '30 all'inizio dei '50 ha fatto conoscere e amare al grande pubblico un genere del tutto nuovo. Il numero di autori Syfy che hanno iniziato la loro carriera in questi anni è strabiliante così come la loro bravura: nomi come Asimov, Bradbury, Brown, Clarke o Sturgeon ne sono la testimonianza.
Heinlein è probabilmente il più "pop" tra i grandi autori di fantascienza di quel periodo: suo il merito di aver portato il genere al vertice delle classifiche di vendita negli Stati Uniti.

Il protagonista del nostro #Fridayreads di questa settimana, "Orfani del cielo", è stato concepito nel periodo che molti critici considerano il migliore della produzione di Heinlein, gli anni Sessanta. I temi dei suoi romanzi in questi anni si fanno più maturi e impegnati: individualismo radicale, amore libero e pacifismo diventano elementi centrali della sua narrazione. In particolare con "Orfani del cielo" Heinlein diventa, consapevolmente o meno, un autore di culto per tutta una generazione di giovani lettori socialmente impegnati.

"Orfani del cielo" presenta una delle prime descrizioni di una "nave spaziale generazionale", un tema che diventerà un classico della letteratura Syfy.
La missione spaziale Proxima Centauri, finanziata dalla fondazione Jordan, è in viaggio da generazioni per raggiungere le stelle più prossime della nostra galassia: tempi talmente lunghi da aver eliminato nell'attuale equipaggio il ricordo del proprio pianeta di origine e lo scopo iniziale della spedizione.
L'immensa astronave, costituita da un'innumerevole serie di livelli, è abitata da umani ed esseri mutanti in perpetua lotta tra loro.
Questi esseri sono totalmente certi che l'universo sia quantificabile con la nave stessa, che non possa esistere nulla al di là delle pareti di metallo che ne delimitano i confini.
Sarà la curiosità e lo spirito di avventura a spingere un ragazzo oltre i limiti del pensiero comune, infrangendo le regole dettate dagli Scienziati, una classe di individui "superiori" guardiani dell'ordine stabilito.

Una curiosità letteraria: il libro di Dumas "I tre moschettieri" è l'ispirazione per la creazione delle micidiali e sconosciute armi, le spade, che il manipolo di ribelli utilizza per combattere la casta degli Scienziati.

Che siate amanti della fantascienza oppure no, non è mai troppo tardi per godersi il genio di Robert Heinlein: meglio sapere allora che il grande scrittore americano amava l'uso degli pseudonimi tra cui Anson MacDonald e Lyle Monroe.

cover paasilinna linneaSul comodino n. 2 questa settimana c'è Arto Paasilinna con "I veleni della dolce Linnea" (Iperborea 2003).
Con la consueta ironia e un pizzico di humor nero l'autore finlandese ci racconta la vicenda di Linnea Ravaska, vedova ultraottantenne che vive in una casetta di campagna vicino ad Helsinky. La sua vita sarebbe idilliaca se non fosse per le visite del nipote. In compagnia di due amici particolarmente equivoci ogni mese il "bravo" ragazzo viene a farle visite per portarle via tutta la pensione e svuotarle la dispensa. Ma non basta: i tre maltrattano il gatto, distruggono le aiuole che lei annaffia amorevolmente e sporcano dappertutto. Dopo l'ennesimo episodio la vecchietta scappa e si rifugia in città da un vecchio amico e qui comincia a preparare delle pozioni di veleno da prendere nel caso in cui i tre giovani delinquenti continuino a tormentarla. Ma le cose non andranno come lei crede e tutta la vicenda prenderà una piega inaspettata. E' qui che si innescano la farsa e la comicità di Paasilinna che trasformano una vicenda drammatica degna di "Arancia meccanica" in una spassosa vendetta e in una lezione di esilarante cinismo.
Pubblicato in Finlandia nel 1988, il romanzo ha del surreale nel modo di approcciarsi ai problemi della società. La solitudine della vecchiaia, l'emarginazione, la gioventù allo sbando e priva di valori, le istituzioni assenti, sono trattati non con patetica commiserazione ma in modo scanzonato e divertente, proponendo una soluzione "fai da te" assolutamente efficace e funzionale alla trama del libro.

cover terra blues lomaxTerzo comodino con "La terra del blues" di Alan Lomax (Il Saggiatore 2005). 

SHIRLEY COLLINS: Dove avete imparato Oree?
LONNIE YOUNG: E' una canzone inventata. Non so altro.
SHIRLEY COLLINS: Chi l'ha inventata?
LONNIE YOUNG: Oh, ero seduto lì a pensare e ho deciso di suonarla. Avevo sentito altri. Ma ho deciso di suonarla e l'ho inventata.

Era il 2005 quando Alessandro Porelli scriveva nella prefazione: "questo libro è un classico che ci arriva in ritardo".
Scritto nel 1993, oramai alla fine della carriera di Alan Lomax (antropologo ed etnologo, 1915-2001), "La terra del Blues" è ben più di un saggio o uno studio di etnomusicologia: è una storia d'amore e di coraggio durata sessant'anni.

Tutto inizia negli anni '30 del '900, quando Lomax e il padre (John) decidono di imboccare la strada più ambiziosa mai tentata nell'America ancora alle prese con apartheid e razzismo: un viaggio nel profondo sud degli Stati uniti, alla ricerca delle radici del genere musicale che più di tutti ha influenzato e plasmato la società e la musica contemporanee, il Blues.
Alan Lomax continuerà a viaggiare per tutta la vita, contribuendo alla costruzione degli sterminati archivi musicali della Library of Congress.

"The blues is the roots. All the rest is the fruits" disse una volta Willie Dixon. Ma questo non è solo il "libro sul Blues" che svela come tutta la musica pop-rock moderna sia figlia della grande innovazione delle scale pentatoniche e delle "blue notes" introdotte dagli schiavi africani. E' un libro sull'integrazione razziale, sulla tolleranza e sulla tenacia di uomini che hanno di gran lunga precorso i tempi.
Quanto alla narrazione, non avete che l'imbarazzo della scelta. Le storie di come Alan sia riuscito a scovare e registrare (con un marchingegno "portatile" in grado di registrare e incidere su vinile) i musicisti del Delta del Mississippi – nonché le vere e proprie sfide che ha dovuto affrontare – sono semplicemente affascinanti. Leggetelo come un romanzo, leggetelo come fareste con un libro di Bruce Chatwin, leggetelo come un saggio: in ogni caso il coinvolgimento è assicurato.

Registrando le loro canzoni, le loro cavalcate su chitarre tutt'altro che professionali, ben prima delle più moderne resofoniche di là da venire (e ben prima dell'amplificazione elettrica) e consegnando ai vinili le loro poliritmie e la loro potenza creativa, Lomax ci ha regalato l'opportunità unica di mettere i piedi a bagno nelle paludi del Delta del Mississippi.
"La terra del blues" ("The land where the blues began" in originale) ha vinto il prestigioso National Book Critics Award. Dopo la morte di Lomax, nel 2002, la figlia Anna ha ritirato l'Academy Trustees Award, tributo postumo al lavoro del padre e uno dei più ambiti nel mondo accademico statunitense.
Consegnato postumo, certo, ma questa è un'altra storia.
Per finire, il libro contiene anche un cd con una 4 brani registrati dallo stesso Lomax e derivati dal grande lavoro di digitalizzazione della Library of Congress. Le tracce ovviamente gracchiano un po' (chi se ne intende un po' di riversamento, pulizia e mastering da analogico a digitale sa quanto sia duro salvare la traccia eliminando l'effetto puntina), però ragazzi, che musica.

Non manca una splendida e utile appendice con bibliografia essenziale, discografia essenziale e addirittura filmografia essenziale.
Vi abbiamo convinto?

cover etichetteDedichiamoci ora all'ultimo comodino della settimana che ospiterà "Quello che le etichette non dicono: guida per uscire sani dal supermercato" (EMI 2011) di Pierpaolo Corradini.
Siete pronti per un giro virtuale nel supermercato, in compagnia del preparatissimo signor No e di sua figlia?
Questa utilissima guida è infatti strutturata come se fossimo noi, carrello alla mano, a fare la spesa cercando di districarci in quel mondo di etichette ingannevoli e incomprensibili. Aiutati dal signor No , quindi, saremo in grado di proseguire tra gli scaffali forti di una serie di pratici consigli.
La prima regola da tenere bene a mente è che gli ingredienti di un prodotto sono scritti in ordine di quantità decrescente e che, di solito, meno ce ne sono e meglio è.
Detto questo, Corradini comincia a scendere nei dettagli di ogni alimento: si parte dalla frutta (posta sempre all'entrata dei supermercati per suggerire al consumatore un immediato senso di freschezza e naturalità), per continuare con il codice stampato sulle uova e ancora l'olio, scatolette varie, le bibite e tutto il resto.
Un capitolo intero è dedicato agli additivi alimentari (di solito indicati nelle etichette con la lettera E), quindi coloranti, addensanti, conservanti e chi più ne ha ne metta; pensate che in un anno ognuno di noi consuma circa 5 kg di additivi (e ci va pure bene considerando che in Inghilterra e Stati Uniti ne consumano il doppio), molti dei quali inutili alla nostra alimentazione e usati solo per dare al prodotto un aspetto più "appetibile" nonché un sapore più intenso (come i temibili glutammato o aspartame) o anche semplicemente una conservazione più lunga.

Corradini non si sofferma solo sul cibo ma passa in rassegna anche pellicole trasparenti e alluminio, giocattoli, detersivi e abbigliamento.
Utilissime anche le 14 schede in appendice, dove si parla, fra le altre cose, di OGM, tabelle nutrizionali, biologico e dei vari marchi dei prodotti alimentari.
Una guida facile ed esaustiva per tutti che non mancherà di stupirvi e di farvi sentire più consapevoli nei vostri acquisti.

E anche per questo venerdì è tutto, ma non vorremmo finisse qui: scriveteci su Twitter con l'hashtag #fridayreads e commentate, proponete, suggeriteci e fateci sapere le vostre letture, non immaginate quanto ne abbiamo bisogno.
Arrivederci e buone letture a tutti.  


*(l'immagine utilizzata per il banner del presente articolo è disponibile con licenza CC0 1.0 su Pixabay)