Malesia - Il giardino delle nebbie notturne

Il giardino delle nebbie notturne di Twan Eng Tan

La #ValigiadelLettore di questo mercoledì ci porta a confrontarci con una dualità: da un lato, il verde sereno degli Altipiani di Cameron, in Malesia, e la pace dei giardini giapponesi; dall’altro, l’orrore causato dall’invasione nipponica durante la Seconda Guerra Mondiale e una malattia che strappa via la memoria. Duale è anche il riferimento temporale: all’inizio della narrazione ci troviamo infatti nel 1988, ma a tratti torneremo indietro fino al 1951. Nel presente, Teoh Yun Ling lascia inaspettatamente Kuala Lumpur e la sua professione di giudice. Tale decisione, incomprensibile agli occhi di chi la circonda, è in parte motivata da un segreto oscuro: una malattia che giorno dopo giorno minaccia di strapparle ogni ricordo. Teoh trova allora rifugio in un luogo a lei molto caro: Yugiri, il giardino delle nebbie notturne.
Qui, rievoca il suo passato di prigionia in un campo di concentramento giapponese, in cui la sorella perse la vita. È proprio in nome della sorella, da sempre amante dei giardini giapponesi, che Teoh decide di cercare Aritomo, giardiniere un tempo al servizio dell’imperatore del Sol Levante e ora ritiratosi negli altipiani malesi, affinché realizzi una delle sue magistrali creazioni come risarcimento simbolico delle terribili azioni compiute dal popolo giapponese durante la guerra. L’uomo, però, non ha intenzione di portare sulle sue spalle le colpe del suo popolo, né tantomeno di creare un giardino per Teoh. Le propone invece di prenderla come apprendista, in modo che possa realizzare il sogno di sua sorella con le sue stesse mani. Nonostante la sua spiccata diffidenza nei confronti dei giapponesi, Teoh accetta, e in breve tempo si troverà ad intraprendere un viaggio interiore attraverso la rabbia, il senso di colpa e la pace. Conflitti e misteri, però, turberanno la linearità di questo percorso.

In partenza per un viaggio tra la Malesia e il Giappone, questa settimana portiamo con noi in valigia un fiore, capace di essere tanto fragile, come i nostri ricordi, quanto forte come le nostre radici. Prenderci cura di qualcosa di così speciale ci aiuterà a trovare quella pace interiore che, consapevoli o meno, tanto cerchiamo.