Le ore di Michael Cunningham

La nostra recensione

“Le ore” dello scrittore statunitense Michael Cunningham rientra tra le proposte di alcuni autori veneti ai Gruppi di lettura della nostra regione all'interno del progetto "Un anno vissuto letterariamente". Il tema di quest’edizione 2026 è “Intrecci” e questo romanzo è stato selezionato dalla scrittrice padovana Emanuela Canepa. E in effetti l’idea di intreccio sottende tutto il romanzo in cui le vite di tre donne in tre epoche diverse del secolo scorso sono collegate tra loro da relazioni di varia natura. Il libro si apre con le pagine drammatiche del suicidio di Virginia Woolf, protagonista indiscussa di tutto il romanzo a partire dal titolo, che originariamente era quello ipotizzato dalla Woolf per il suo celebre Mrs. Dalloway. Ma tantissimi sono i rimandi alla scrittrice britannica: Clarissa è il nome della donna newyorkese che vive negli anni ’90 e che come la protagonista omonima del romanzo inglese esce a comprare dei fiori in vista della festa organizzata per la serata. Entrambi i romanzi inoltre si svolgono nell’arco di una sola giornata e il tema del suicidio, della stanchezza e dell’angoscia di vivere accompagna tutti i protagonisti, reali e immaginari. Una prima parte di questo libro è dunque centrata su una giornata del 1923 di Virginia Woolf, in occasione della visita della sorella Vanessa con i figli a Richmond dove Virginia sta trascorrendo un periodo di riposo a seguito di una delle tante ricadute nei tentacoli della malattia. Sta scrivendo Mrs. Dalloway e ne seguiamo l’ipotetico percorso creativo. Cunningham ci trasporta poi In America nel 1949 con Laura Brown, madre e casalinga frustrata, costretta dalle convenzioni sociali del dopoguerra a sposare un uomo e a formare una bella e sana famiglia americana. Ma la sua inquietudine e inadeguatezza la porteranno ad abbandonare la famiglia, come si scopre solo alla fine del romanzo con un vero e proprio plot twist. Una donna anaffettiva e ossessionata dalla perfezione, la cui incapacità di instaurare un rapporto materno con il piccolo Ritchie è ben descritto dall’autore quando madre e figlio si accingono a preparare la torta. Infine la terza donna, Clarissa Vaughan, viene ritratta quale significativa rappresentate dell’ultimo decennio del secolo americano: vive con Sally ma ha avuto una figlia con l’inseminazione artificiale, si prende cura di Richard del quale è stata innamorata e con cui ha mantenuto un’amicizia profonda. È Richard ad averle attribuito il soprannome “Signora D.” in omaggio a Clarissa Dalloway. La maggior parte dei personaggi di questo romanzo è queer, vive relazioni molto fluide con persone dello stesso e dell’altro sesso. L’omosessualità d’altronde è anche uno dei temi letterari della Woolf e la stessa scrittrice ha vissuto relazioni con altre donne. Cunningham però aggiunge anche la prospettiva della malattia, l’AIDS che negli anni ‘90 si riteneva essere associata ai rapporti omosessuali. Un romanzo molto articolato, dunque, in cui molti personaggi e temi si intrecciano e che è risultato ostico a molte lettrici/lettori. La conoscenza dell’opera di Virginia Woolf era il presupposto necessario per entrare pienamente nel cuore del romanzo e coglierne tutte le connessioni in quello che nell’intenzione di Cunningham doveva essere un omaggio alla celebre scrittrice. Anche la scrittura e lo stile ricalcano volutamente quelli della Woolf - ovviamente senza raggiungere le stesse vette – con l’utilizzo del flusso di coscienza. Tuttavia i troppi stereotipi sono suonati a molti come una forzatura, mentre per alcuni la verbosità è risultata pedante e noiosa, così come i numerosi tecnicismi che ne rallentano il ritmo togliendo spontaneità e scorrevolezza al romanzo. Qualche lettrice non è riuscita a terminare il romanzo. Nel complesso il libro non è stato pienamente apprezzato e anche il migliore dei giudizi l’ha definito un libro leggibile ma non memorabile.