Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut
La nostra recensione
Giudizio quasi unanime per un romanzo difficile che ad alcuni lettori/lettrici è piaciuto moltissimo e ad altri è parso comunque doveroso leggere per il messaggio profondamente antimilitarista che oggi ci appare così attuale e necessario. Non c’è nulla di intelligente da dire su un massacro - annuncia l’autore nel primo capitolo - pertanto sarà un romanzo confuso e stonato. E cosi sicuramente appare se ci si aspetta una narrazione lineare, logicamente strutturata. Il primo capitolo spiega dunque l’intenzione dell’autore - attraverso il suo alter ego Kilgore Trout - di raccontare la sua testimonianza diretta del bombardamento di Dresda. Per poterlo fare Vonnegut si avvale di un uomo qualsiasi, l’antieroe per antonomasia, Billy Pilgrim un giovane soldato americano inetto e disorientato - il contrario del soldato americano mitizzato da John Wayne - che sopravvive non perché abbia doti particolari di audacia e coraggio ma per caso: “so ti goes”. E questo mantra che attraversa tutto il romanzo sta proprio a significare il fatalismo e l’impossibilità di cambiare il destino, nonostante Billy abbia imparato dai suoi viaggi sul pianeta Tralfalmadore che passato presente e futuro possono coesistere e che si può vivere nello stesso istante ciò che è già accaduto e ciò che ancora deve accadere. A partire dal secondo capitolo e attraverso un racconto che spesso fa ricadere il romanzo nel genere fantascientifico, Vonnegut compone un quadro frammentato e moderno che una lettrice ha paragonato a “Guernica”. Non c’è alcuna retorica di guerra in questo libro che Vonnegut impiegò 23 anni a scrivere e che uscì nel 1969 nel pieno delle proteste americane contro la guerra del Vietnam. Il dolore e l'impossibilità di narrare l’indicibile sono i temi principali che un veterano sopravvissuto ha straordinariamente reso attraverso l’ironia, unica chiave per comprendere l’assurdità del mondo e della vita. I viaggi di Pilgrim attraverso lo spazio e il tempo, la sua prigionia nello zoo esposto al dileggio degli alieni, le tragedie che accadono attorno a lui e che tuttavia non lo colpiscono di persona (sopravvive non solo a Dresda ma anche al disastro aereo e in ultima anche alla moglie) sono tutti espedienti per significare l’inutilità di trovare un senso laddove non c’è. L’abitudine alla morte e al massacro viene ben sottolineata da quella frase ricorrente (nella traduzione italiana “così è la vita”) che fa diventare normale e accettabile qualsiasi orrore. Una lettrice ha sottolineato come la professione di Pilgrim - optometrista - non sia una scelta casuale dato che permette al lettore di osservare i fatti nella giusta prospettiva e con i giusti mezzi per capirne la profondità. Un romanzo di denuncia dissacrante, dietro il paravento della fantascienza che poteva consentire a Vonnegut di raccontare con sarcasmo l’America guerrafondaia attraverso lo sguardo di un protagonista fuori dal comune che ha fatto propria la filosofia dei Tralfamadoriani. Questi ultimi ridono delle catastrofi che accadono sulla Terra sottintendendo la stupidità e la follia umana. Inevitabile l’aggancio alle guerre attuali, alla supremazia violenta, oggi come allora, di chi si ritiene legittimato a portare ovunque devastazione.
Comune di Martellago