L'isola degli alberi scomparsi di Elif Shafak

La nostra recensione

“L’isola degli alberi scomparsi”, della famosa scrittrice turca Elif Shafak, ha diviso nettamente il nostro gruppo di lettura. Una parte dei partecipanti ha apprezzato questa storia di un giovane amore contrastato in una terra dilaniata dal conflitto civile. Il tema principale non è certo così innovativo eppure il luogo in cui questa storia d’amore si svolge, la città di Nicosia, sull’isola di Cipro, ha reso più interessante la vicenda, dando la possibilità a tutti noi di scoprire qualcosa di più riguardo un conflitto del quale non conoscevamo molti dettagli. Anche la struttura del romanzo ha degli elementi di originalità che sono stati apprezzati: la vicenda si svolge in due luoghi, Nicosia e Londra, in tre linee temporali diverse e con doppia voce narrante. Una delle voci narranti rappresenta forse l’elemento più distintivo di tutto il libro. Una pianta di fico, cresciuta da una talea trafugata a Cipro e portata a Londra in una valigia, fa sentire la sua voce, come testimone di segreti, amori, conflitti, fughe, ma anche come essere senziente che prova sentimenti ed emozioni. Questo realismo magico, che pervade tutto il libro, ha affascinato una parte del nostro gruppo di lettura, ma non ha convinto altri partecipanti che hanno trovato eccessivamente prolissa e ripetitiva la parte dedicata alla pianta e agli altri elementi del mondo naturale. Anche la struttura del romanzo, che vede turnarsi in modo regolare le tre voci narranti, è parsa a molti troppo rigida e prevedibile. I personaggi del romanzo, la sedicenne Ada, suo padre Kostas, la madre Defne, da poco tragicamente scomparsa, la bizzarra zia Meryem, così come i personaggi minori, appaiono tutti vittime di un conflitto che ha lasciato ferite profonde non solo sulla pelle dei testimoni diretti dei drammatici eventi ma anche su quella delle generazioni successive. Ognuno di loro, pur nelle loro diversità ed incomprensioni, cerca un modo per guarire queste ferite, per ambientarsi in un luogo lontano da casa e, nel caso di Ada, per non sentirsi più orfana di un passato che le è stato nascosto. Eppure non pochi di noi hanno percepito i personaggi di questo libro come poco incisivi e, in alcuni casi, poco spontanei, quasi come se l’autrice avesse dedicato più cura ed approfondimento alla descrizione degli elementi naturali rispetto a quelli umani. Nel complesso il romanzo è stato un’opportunità preziosa per fare luce su un conflitto a noi così vicino, eppure poco conosciuto, e sulle cicatrici che rimangono nel cuore degli uomini e sulla terra, laddove vengono elevate barriere e muri che separano in modo innaturale gli esseri viventi.