Orbital di Samantha Harvey

La nostra recensione

Il romanzo “Orbital”, della scrittrice inglese Samantha Harvey, Booker Prize nel 2024, ha diviso nettamente il nostro gruppo di lettura. Di certo si tratta di un romanzo particolare, a partire dall’ambientazione: una stazione spaziale in orbita attorno alla Terra, giunta alla sua ultima missione prima di essere smantellata. Da questo osservatorio privilegiato noi lettori, assieme ai 6 astronauti che compongono l’equipaggio della missione, abbiamo potuto vivere l’esperienza del tutto eccezionale di 24 ore trascorse in assenza di gravità in orbita attorno al nostro pianeta. Alcuni di noi hanno assaporato almeno in parte il cosiddetto “Overview effect”, come viene chiamato dagli astronauti: quella sensazione euforica e inebriante piena di stupore e tenerezza che si prova alla vista della Terra dallo spazio. La contemplazione della bellezza e fragilità del nostro pianeta occupa una parte considerevole del libro. Per alcuni lettori, la ripetuta descrizione delle emozioni provate dagli astronauti, assieme all’elenco delle città e dei luoghi riconosciuti sulla superficie terrestre, sono risultati ripetitivi e alquanto noiosi. Al contrario, altri partecipanti del nostro gruppo hanno apprezzato molto queste elencazioni di luoghi geografici provando una sorte di inebriante ipnosi nel seguire le orbite terrestri. Anche la parte del racconto dedicato agli esperimenti scientifici, all’attività fisica, ai piccoli interventi di manutenzione, così come il poco tempo concesso alle relazioni tra i membri dell’equipaggio e agli scambi di notizie con le loro famiglie a casa, è risultata poco attraente per alcuni di noi, magari meno coinvolti nell’argomento e, invece, interessante per altri. La mancanza di una trama vera e propria ha contribuito a rendere il libro faticoso per parte del gruppo. “Orbital”, infatti, non è né un vero romanzo né tantomeno un saggio: è piuttosto una lunga giornata di contemplazione e riflessione sulla bellezza mozzafiato della Terra e sulla sua, e nostra, fragilità. A conti fatti Orbital non è un libro sullo spazio ma sulla Terra e la lontananza concessa dalla stazione spaziale serve soltanto a permetterci di guardarla, finalmente, con uno sguardo puro e innamorato, colmo di cura e protezione.