Il museo delle promesse infrante di Elizabeth Buchan

La nostra recensione

Il romanzo della scrittrice inglese Elizabeth Buchan ha deluso le attese di gran parte dei partecipanti al nostro gruppo di lettura. La parte iniziale del romanzo, ambientata in un singolare museo parigino, è parsa a molti di noi lenta e noiosa. In particolare l’idea di un museo che raccolga qualsiasi tipo di oggetto simbolo di una promessa fatta e non mantenuta, è parsa ingenua e poco credibile. Non appare chiaro quale sia lo scopo di questa istituzione e per quale motivo debba riscuotere un successo tale da attirare addirittura le attenzioni del Louvre, interessato ad un’acquisizione. La curatrice di questo museo così particolare è una donna di origini inglesi, Laure, solitaria e determinata, che nasconde un passato misterioso. Da un certo punto in poi il romanzo muta improvvisamente: la Parigi dei giorni nostri viene abbandonata e anche del museo delle promesse infrante si paiono perdere del tutto le tracce. La vicenda si sposta indietro nel tempo fino alla Praga del 1986, nel clima intriso di sospetto e di paura che caratterizzava la vita in Cecoslovacchia prima della caduta regime sovietico. A Praga incontriamo di nuovo Laure, questa volta giovanissima ragazza alla pari, impiegata come babysitter nella casa della famiglia Kobes. Oltre ai due bimbi di casa, incontriamo i coniugi Petr e Eva: probabilmente i due personaggi più interessanti del romanzo. Petr è un dirigente di una nota casa farmaceutica ma, soprattutto, un’importante pedina nel complicato gioco di spionaggio sovietico. Eppure, nemmeno un importante membro del Partito come lui può dirsi davvero libero. La moglie Eva è colei che più di tutti soffre delle limitazioni che le sono imposte, prima tra tutte quella di non trasferirsi altrove. Il rapporto di vicinanza e affetto tra Petr e la giovane Laure diventa sempre più complicato, soprattutto da quando la ragazza incontra Tomas, un musicista rock, membro di una band mal vista dal regime e sotto stretta sorveglianza. La storia d’amore tra Laure e Tomas è parsa, al nostro gruppo di lettori, una delle parti meno riuscite del romanzo: le interazioni e i dialoghi tra i due innamorati sono spesso sembrati banali e poco spontanei, fino a far risultare i due amanti dei personaggi fortemente stereotipati. Forse anche per questo motivo, la drammatica conclusione della loro storia d’amore non ha suscitato la forte reazione emotiva che probabilmente ci si aspettava. In conclusione, il romanzo ha rappresentato una promessa non mantenuta per la maggioranza dei nostri lettori, in quanto, nonostante la presenza di alcuni spunti interessanti, non è riuscito a creare una storia coesa e credibile.