La signora Dalloway di Virginia Woolf

La nostra recensione

Una lettura difficile e molto lenta che non è stata apprezzata all’unanimità e attraverso la quale non tutti hanno colto le straordinarie doti narrative e introspettive della scrittrice. Protagonista del romanzo è una ricca signora inglese di mezza età che esce di casa per andare a comprare i fiori per la festa che vuole organizzare alla sera. Il racconto si svolge nell’arco di 12 ore e comprende altri personaggi secondari come Peter Walsh e Sally Seton, amici di vecchia data di Clarissa, e il reduce di guerra Septimus Warren Smith. Lungo le strade di Londra Mrs. Dalloway si imbatte in cose e persone che catturano la sua attenzione sprigionando pensieri liberi che spaziano dal presente al passato, rievocando la giovinezza o inducendo riflessioni di varia natura. La tecnica del flusso di coscienza adottata dalla scrittrice si esprime qui in modo esemplare, dando spazio al mondo interiore dei protagonisti. Un ritmo incalzante di sentimenti, emozioni, ricordi che travolge il lettore che invano cerca un ordine e una logica mentre invece deve lasciarsi andare trasportato da questa inarrestabile corrente. I temi della perdita, della precarietà e della guerra sono interconnessi e attraversando Londra apprendiamo assieme alla protagonista che la bellezza e la quotidianità convivono con la morte e l’orrore. Il mondo può essere solare oppure tetro e minaccioso, quel mondo reale che continua ad esistere anche quando noi cessiamo di vivere. La guerra finita da alcuni anni ha lasciato dietro di sé vuoto e devastazione. Il trauma da esplosione (shell shock) provoca ferite psichiche laceranti e irreversibili come quelle che conducono Septimus al suicidio. Clarissa e Septimus non si incontrano mai, non solo perché appartengono a classi sociali e a mondi profondamente diversi ma anche perché sono l’uno l’alter ego dell’altra rappresentando a ben guardare la duplice personalità della Woolf. Clarissa non è un’eroina ma una donna ordinaria all’apparenza superficiale ed estremamente attenta alle regole sociali che però ci sorprende per la capacità di guardarsi dentro, per i cambi di tono che ne sottolineano la sensibilità e vulnerabilità al di là dell’ apparente padronanza di sé. Pur essendosi adattata alla posizione sociale e soprattutto alla sua condizione di donna che vive all’ombra del marito, in fondo è rimasta la ragazza fragile e insicura, ancora attratta da Peter che ha respinto preferendogli il solido (e rigido) Richard. Ma così ha mancato l’amore e ora che la giovinezza è svanita il letto vuoto e la candela consumata a metà diventano l’emblema di ciò è stato perduto. Le ultime pagine rivelano le paure più profonde di Clarissa che si apparta in una stanza travolta dal senso di morte che ha ammorbato la festa (e la felicità) con l’entrata in scena dell’altisonante e inetto dottor Bradshaw e che nonostante tutto, quando ella riappare con la sua innata compostezza, suscita in Peter e Sally un sentimento di affetto intriso di nostalgia e rimpianto. Un libro sicuramente complesso ma straordinario per la scrittura lirica ed evocativa che dà voce ad un coro di pensieri che appartengono ai personaggi ma anche a ciascuno di noi.