Orbital di Samantha Harvey
La nostra recensione
Un libro decisamente fuori dal comune “Orbital” che porta il lettore oltre la realtà contingente per spostare lo sguardo su temi complessi e universali: vita, valori etici, morte. Trasportati in un’angusta navicella nell’immensità dello spazio, dove le leggi fisiche che regolano la vita terrestre sono completamente annullate, i 6 protagonisti ci regalano la prospettiva dall’alto del nostro pianeta con l’entusiasmo degli esploratori e l’arrendevolezza di chi non può intervenire né per fermare il tifone né per convincere l’umanità dell’assurdità e piccolezza di molte azioni e convinzioni. Da quella distanza i confini sono pure convenzioni, gli esseri umani sono insignificanti rispetto alla grandezza dell’universo. Alternando resoconto scientifico e riflessione filosofica, Samantha Harvey ci regala 24 ore e 16 orbite intorno alla Terra in cui anche noi lettori siamo affacciati assieme agli astronauti sulla nostra “Casa”, unica eppure irrilevante allo stesso tempo. La ripetitività delle azioni e delle descrizioni è risultata un po’ pesante, ma l’avvicendarsi di sogni e ricordi dei protagonisti ha reso piacevole il libro alla maggior parte dei presenti che l’hanno trovato ricco di spunti e di meditazioni e a tratti persino commovente. I 6 passeggeri si accostano al finestrino come visitatori di un museo, osservando 16 quadri esposti. Lì fuori - o “sotto” – le vite delle persone continuano o si spezzano senza che loro possano fare nulla, impotenti e distanti. Le luci delle metropoli o i paesaggi intravisti testimoniano l’eccezionalità della vita sul pianeta, qualcosa che però diamo spesso per scontato. La fragilità è il tema principale, quella degli astronauti che dipendono l’uno dall’altro e quella degli esseri viventi sulla Terra. La minaccia in fondo è la stessa: i conflitti che possono scatenarsi, così come l’imprevedibilità degli avvenimenti, possono compromettere il delicato equilibrio vitale sia all’interno della navicella che sul pianeta. Basta una crepa o un errore umano sulla navicella per cancellare le esistenze dei protagonisti, così come un tifone o una guerra nucleare possono spazzare via la vita sulla Terra. Quello che evidenziano i 6 astronauti è che la convivenza non solo è possibile ma necessaria. La loro cooperazione è vitale e le loro diverse provenienze, lingue e ideologie politiche o religiose non contano nulla di fronte alla necessità e alla volontà di perseguire un obiettivo comune. Alcune lettrici hanno trovato il libro banale nei temi e negli spunti, che pur sarebbero interessanti ma che non vengono approfonditi e non aggiungono nulla di nuovo a considerazioni già note. Ci siamo soffermati sull’inevitabile questione se valga la pena spendere risorse umane ed energetiche, oltre che enormi somme di denaro, per mandare in orbita totem fallici e narcisistici per raggiungere altri pianeti anziché salvare il nostro. O se sia moralmente accettabile che gli astronauti siano cavie al pari dei topi per studiare gli effetti dell’assenza di gravità sui corpi. Eppure la sete di sapere, lo spirito avventuroso che appartiene a questi uomini e donne li spinge a voler reiterare l’esperienza, a tornare più e più volte in una sorta di “dipendenza cosmica”. Il loro microcosmo affacciato sulla Terra diventa monito per il lettore che ridimensiona la sua prospettiva e al contempo diventa consapevole della spettacolarità e unicità di quel panorama. La Terra è la risposta a tutte le domande e noi siamo foglie al vento. Pensiamo di essere il vento, ma di fatto siamo solo foglie.
Comune di Martellago