Libia - Perché ero ragazzo

Perché ero ragazzo di Alaa Faraj

“Avevo 19 anni. Ero una promessa del calcio, studente universitario, un ragazzo pieno di vita, entusiasmo. Progetti. Sopra tutto sogni”. Inizia così la vicenda travagliata del giovane Alaa Faraj a Bengasi, in Libia, dove ci conduce la nostra #ValigiadelLettore e dove nel 2014 infuria la guerra civile. Dopo alcuni mesi in cui la vita del giovane sembra essersi fermata, senza più fiducia nel futuro e suggestionato dalla vicenda di un amico che è riuscito a raggiungere l’Europa, Alaa sfida la sorte e tenta di fuggire per raggiungere le coste italiane. Ma il suo sogno si infrange nelle acque del Mediterraneo. Dopo il naufragio in cui muoiono 49 persone Faraj viene accusato, sulla base di testimonianza frettolose e confuse, di essere un trafficante e uno scafista.
Il libro, scritto nel carcere dell’Ucciardone dove Faraj si trova tuttora rinchiuso, è per metà un romanzo di formazione e per metà romanzo epistolare indirizzato sotto forma di migliaia di foglietti e lettere alla docente di filosofia di diritto dell’Università di Palermo Alessandra Sciurba con cui Alaa ha stretto amicizia.
Con un linguaggio semplice e un italiano scolastico appreso in prigione veniamo trasportati nel tempo felice dell’infanzia e dell’adolescenza del giovane e infine nei giorni drammatici del carcere e della battaglia per affermare la propria innocenza.
Il testo assume quindi un valore umano in quanto consente di dare voce ad Alaa Faraj per raccontare l’ingiustizia subita, alla ricerca della verità e della libertà perdute da oltre dieci anni.
Pubblicato da Sellerio, Il libro ha vinto il Premio internazionale Tiziano Terzani 2026 “per questo racconto doloroso ma necessario, per questa storia esemplare di dignità e coraggio”.

Nella nostra valigia metteremo un paio di scarpe da calcio simbolo di un sogno infranto e di una giovinezza spezzata dal destino e dall’ingiustizia degli uomini.