Bosnia ed Erzegovina - Dopo la festa

Dopo la festa di Stevo Grabovac

Questa settimana, la #valigiadellettore ci porta in viaggio verso un paese in cui finora non ci siamo mai avventurati: la Bosnia ed Erzegovina. In pochi minuti, la vita di Stevo Grabovac viene sconvolta da una telefonata inattesa dell’Associazione ex prigionieri, vittime civili di guerra e ricerca dei dispersi: viene informato che una dichiarazione del suo defunto padre costituisce prova di alcuni crimini di guerra avvenuti negli anni Novanta nella regione della Posavina. Seppur controvoglia, Stevo accetta di collaborare con l’Associazione e riapre gli archivi di suo padre, che aveva scrupolosamente raccolto le testimonianze di coloro che avevano subito crimini di guerra nella ex Jugoslavia più di dieci anni prima. Viene allora a conoscenza di una storia sconvolgente: nell’estate del 1992, da Srebrenica partirono tre autobus pieni di bambini rom, bambini di nessuno. Sarebbero dovuti arrivare in Unione Europea attraverso la Croazia: il loro passaggio era stato garantito. Eppure i bambini, in territorio libero, non ci arriveranno mai. Verranno invece ritrovati in una fossa comune, i loro organi venduti al mercato nero. Chi può aver orchestrato una simile barbarie?

Stevo comincia a scavare nella memoria di suo padre e dei testimoni dei crimini, raccogliendo un’eredità morale che gli impone di far luce su verità nascoste e opporsi alle ingiustizie. Assistiamo inoltre al passaggio del testimone di scrittore da padre a figlio: non solo i crimini devono essere raccontati, ma gli autori devono proporsi come facilitatori della memoria collettiva.
Stevo, però, non può fare a meno di chiedersi che ruolo possa avere la scrittura in tale vicenda, e se sia davvero possibile imbrigliare il male tra pagine e inchiostro. Coerentemente, lo stile utilizzato da Grabovac nella prosa è diretto, ridotto al necessario, adatto a simboleggiare un dolore che non può essere toccato troppo a lungo.

Per questo viaggio, metteremo in valigia una penna stilografica, per conservare attraverso la scrittura la memoria storica.