Lombardia - Cantare nel buio
Cantare nel buio di Maria Corti
Restiamo in Italia e ci spostiamo nella Lombardia del dopoguerra con la #ValigiadelLettore che questa settimana ci fa riscoprire un romanzo scritto nel 1948 e pubblicato per la prima volta solo negli anni ’90.
La giovane autrice, Maria Corti, all’epoca insegnava a Chiari e viveva in un minuscolo appartamento vicino al passaggio a livello sulla linea Brescia-Milano. Al pianoterra c’era un deposito di biciclette utilizzato all’alba e alla sera dai pendolari che prendevano il treno per andare a lavorare in fabbrica a Milano.
Ogni mattina alle cinque ad attraversare la pianura ammantata di neve, immersa nella nebbia o arsa dal sole c’era un convoglio di carri bestiame trainati da una locomotiva a vapore che trasportava un carico di uomini alti e dalle spalle larghe. La guerra finita da poco aveva lasciato in eredità una miseria ancora attaccata alla pelle e un desiderio di rivalsa, una sete di pace e giustizia sociale. Su quei carri non c’erano finestrini a cui affacciarsi per guardare la campagna circostante e gli operai riempivano quel vuoto cantando. Arrivati a Milano, a centinaia venivano inghiottiti dalla metropoli e dalle fabbriche della Borletti e dell’Alfa, prima di tornare su quello stesso treno a sera, trascinandosi stanchi verso il deposito di biciclette e infine alle loro cascine.
Maria Corti affrontava lo stesso viaggio una volta alla settimana, quando tornava a Milano, e nel suo romanzo racconta le umili vite degli operai attraverso le storie di due famiglie, quella di Maso e quella di Giovita e dei loro figli.
Trasportandoci nell’Italia di fine anni ’40 il libro ci offre lo spaccato di un Paese che stentava a risollevarsi dopo la guerra e in cui il passaggio dalla civiltà contadina al mondo operaio, appena iniziato, travolgeva una generazione di giovani desiderosi di riscatto e di un futuro migliore. La storia di Armida che si destreggia tra due relazioni, la storia di Faustino e delle prime lotte operaie, quella di Carletto entrato in fabbrica appena tredicenne si intrecciano nella campagna lombarda in cui il treno che porta a Milano rappresenta il cambiamento e il futuro.
Nella nostra valigia non potrà mancare un portavivande, la schiscetta dove gli operai di questo romanzo mettevano il pranzo da consumare in fabbrica.
Comune di Martellago